“A Milano c’è la nebbia?” e altre domande inutili

Quando finisci il liceo e decidi che è ora di migrare dal tuo paesino di provincia alla grande città, sai che ti imbatterai in una sorta di crescita forzata ma non sai proprio tutto, non sai che vivrai momenti di euforia misti ai momenti “Questa città la odio, torno e vado a fare la domestica a casa di mia madre”. Non sai nemmeno che, dieci anni dopo, non ti porrai nemmeno il più il problema se odiare o meno un posto perché è diventato una seconda casa e se ami la prima, come puoi non amare – seppure in modo diverso – la seconda?

Sono cresciuta in un paese senza cinema, con una saletta/teatro comunale in cui al massimo facevano le recite scolastiche le classi delle suore, senza disco-pub, un paese in cui appena arriva la prima patente nel gruppo ci si comincia a spostare di 15km per fare qualcosa di diverso che non sia andare in uno dei quattro pub del centro e fare su e giù (le famose “vasche”) per il Corso. Un’unica strada che nemmeno percorri tutta perché dopo il Pub non c’è più nessuno e passata la gelateria, all’altro capo della via, sembra che finisca la vita. Eppure ho adorato il mio paese, non cambierei nulla della mia vita da bambina e adolescente che mi ha permesso di vivere davvero il cambiamento, di sperimentare il “Cenerentola và in città” in tutte le sue sfaccettature.

La metropolitana, il primo vero trauma: stare sotto terra, schiacciata se la prendi dalle 8:00 alle 9:00 e dalle 18:00 alle 19:30, imbattersi in gente a cui dovrebbe essere tolta la patente di circolazione a piedi. La metropolitana ha fatto sì che io maturassi ancora meglio la mia intolleranza per le persone sceme e che iniziassi a usare un altro mezzo: le mie gambe. Forrest Gump inchinati, hai davanti a te la nuova camminatrice del XXI secolo.

Quello che succede quando intraprendi la strada del “Cambio città” varia a seconda della città scelta, ma bene o male, dopo un confronto, mi rendo conto che le persone affermano e chiedono le stesse cose credendo di fare domande originali. Premessa: sono nata il 6 gennaio e, da quando ho memoria, non è passato anno in cui non abbia ricevuto auguri in tema, così come reazioni goliardiche (che poi BAH) quando dico il giorno del mio compleanno, come se fosse originale dire a una che ha 27 anni: ah ma sei una befana allora! – PENSATE DI ESSERE I PRIMI? Questa divagazione solo per dire che sono abituata a sentire pedissequamente le stesse cose da persone diverse.

Ho vissuto a Milano, poi a Roma, poi di nuovo a Milano e che dire?

Se da un paese vicino Roma vai a Milano a studiare o lavorare la domanda standard è:

“Come mai non sei rimasta a Roma?” Perché mi piace vivere sempre con 10° di meno a Ottobre e girare come una cianotica nella settimana centrale di Gennaio. FORSE, e dico forse, a Roma non c’era l’indirizzo di studio che volevo fare e FORSE a Milano ho trovato un lavoro che a Roma ho cercato ma nada.

“Eh Roma è bella ma non ci si può stare, i mezzi non passano, c’è traffico” Sei mai stato a Roma? – Sì, UN GIORNO per lavoro – Ecco, vivici e capirai che a Roma ci puoi stare e che senza Roma poi fai fatica a starci. Roma è un casino, ma un casino vero, ho pianto una volta perché erano le 21,00 e il 492 non passava da tre quarti d’ora, ma se la ami la ami, un po’ come un fidanzato di cui, per forza di cose, ti fai andare bene anche i difetti.

“Ah sei di Roma (quando hai appena detto sei di un paese vicino), allora sicuro conosci Claudia Cognomeacaso! L’ho conosciuta quando sono andato al mare al Circeo” Bè, naturale! Delle 60 milioni di persone che vivono in Italia, solo quasi 3milioni sono a Roma, figurati se non conosco Claudia Cognomeacaso.

Il vero “luogo-comunismo” però tocca alla cara Milano, che ormai considero la mia seconda casa.  

Sono passati quanti anni da Totò, Peppino e la Malafemmina? Sessanta su per giù, eppure, “A Milano c’è la nebbia” è ancora un tormentone, primo posto nella playlist di Spotify City Edition.  Siete mai stati fermi su un treno nei pressi di Reggio Emilia? Quella come la vogliamo chiamare? Paradiso della Lavazza? A Milano c’è la nebbia, è vero, la torre UniCredit a volte sembra il Monte Olimpo di Pollon perché si vede solo la base, ma quando me lo vengono a dire persone che Milano l’hanno vista giusto su un servizio del tg5 mi sale il Perry Mason, l’istinto d’avvocato difensore. 

“I milanesi sono freddi”: a parte trovarli i Milanesi al 100% che non abbiano almeno un parente siciliano/campano/calabrese. Di certo la media di persone che ti sorridono è molto più bassa a Milano che non a Napoli, in palestra sembro un’ebete quando sorrido o entro in sala e nessuno mi si caga, ma in effettivo poi scopro che nessuno è di Milano, quindi non è che “I milanesi sono freddi” è che ti imbatti semplicemente in stronzi (sempre che la persona che afferma la FRASONA sia mai passata per Milano – quasi nessuno come per il topic nebbia)

“Ci sono tanti gay, vero?”: domanda che ti lascia allibita, nel senso, chiedetemi se è bello il Duomo, se esistono piatti tipici, come passo le giornate. Ma che domanda è?

E dulcis in fundo i must che elenco perché altrimenti potrei fare una sorta di Bibbia se continuo così:

  1. “Vai a ballare all’Hollywood quindi!” – come no! Sempre! Quando arriva il fine settimana, morta per la settimana, metto il taccazzo e vado a fare la fila insieme ai 18enni.
  2. Hai mai visto la Ferragni e Fedez? – Vivo le mie giornate attendendo quel momento, ci penso sempre.
  3. A Milano però non c’è il mare – Davvero? Non ci avevo fatto caso.

Pendolari e fuori sede del Centro- Sud: non siete soli. 

Casa è dove vuoi, quella che percepisci come il posto giusto e se ti senti a casa ovunque, allora, sei fortunato perché significa che TU sei il tuo posto.

cof

 

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