La posta del cuore – INFRANTO

Non saprei dire con esattezza quando ho cominciato ad avere problemi con il genere maschile, forse quando a quattro anni mi sono ripromessa di dare il  primo bacio al migliore amico di mio fratello, un bacio che non ho mai dato e per cui ho fatto anche un tentativo a diciotto anni per non lasciare nulla di intentato.

Una pre-adolescenza di corteggiatori a cui non potevo dare IL bacio perché  avevo un appuntamento senza data con l’amichetto pocket di mio fratello che non mi considerava minimamente. Procedevo alla mia lenta conquista, non avevo fretta, il matrimonio era lontano e il mio obiettivo era quello! Ho in mente in modo molto chiaro un sogno ricorrente che facevo ad occhi aperti, quando avrei potuto benissimo chiuderli visto che era sempre sera e stavo sotto le coperte. Mi cullavo nella mia immaginazione in cui, in un futuro non troppo lontano, partivo per l’America e rientravo dopo un anno. Eccomi scendere dall’aereo con i bagagli e ad attendermi proprio sotto la scala (ok, ricordiamoci che è un sogno e che a dodici anni ancora si può fantasticare sul fatto che la gente possa venirti a prendere direttamente all’aereo) mio fratello e lui. Naturalmente nella fantasia non ero lo sgorbio di dodici anni con la coda e il look discutibile anni 2000, ma una diciottenne con dei capelli lunghissimi, magra, alta, con una quarta di seno (che è rimasta nel sogno). Lui non può lasciarmi sfuggire di nuovo e mi viene incontro scusandosi per non avermi mai degnata di uno sguardo, io lo perdono e niente, un bacetto da quinta elementare per coronare l’attesa del bacio tanto desiderato.

Questo era il sogno, ogni tanto cambiava la location, magari non scendevo da un aereo, ma stavamo sul lungo mare stile “Piccoli problemi di cuore”, però la successione degli eventi era la stessa: incontro, scoperta dell’errore, perdono, bacio da quinta elementare.

Fu grazie a mia madre (al solito) se riuscii a non pensarci più. Ero a letto con lei, piangevo davanti a “Chi l’ha visto?” e mi disse “Hai dodici anni, lui ne ha quindici, quando sarai più grande vedrai che le cose cambieranno e quando lui vorrà te, tu non vorrai lui! Quindi non ti fissare, trovatene uno più bello”. Cavolo! Pensai subito che mia madre avesse  ragione, tant’è che anche i miei sogni ad occhi aperti subirono una modifica: incontro, scoperta dell’errore da parte sua, perdono ma senza lieto fine, perché volevo altro dalla mia vita.

Inutile dire che, dopo essere stata fedele fino a quattordici anni, ho regalato il primo bacio ad una persona che poi non ho più voluto rivedere, era solo un esperimento per ripiegare la grande delusione del bacio non dato a chi dicevo io. Questa politica da “sperimentatrice senza cuore” è stata per me la prima dimostrazione applicata del teorema: lui che vuole te, ma tu vuoi un altro che vuole un’altra o che comunque non vuole te.

Ricordo come fosse ieri come trattai il mio primo fidanzato (durato un mese e mezzo, giusto il tempo per scambiarci il regalo di Natale): lo lasciai il giorno prima di capodanno solo perché mi aveva fatto una scenata di gelosia. In realtà cercavo una scusa per troncare,  volevo ricominciare a passare il sabato sera con le mie amiche: passeggiate interminabili, pizza o cotoletta e patatine, coca-cola e film, comodamente sdraiate a terra sui cuscini e senza scarpe. Senza un fidanzato si poteva chiacchierare e fantasticare su quello che poteva essere il vero e grande amore, quello che nelle nostre teste, paradossalmente, era lo stesso impossibile che vivevano le protagoniste dei romanzi Armony: Sienna, Ana e Alicia con i loro uomini che avevano mangiato uno sceneggiatura di una telenovela Sud Americana. Storie struggenti, donne contese tra cugini, fratelli, amici, nemici. Prima con uno poi con l’altro, con l’imbarazzo della scelta e mai contente. Se non ci si poteva lamentare, allora, non era di certo amore.

Sono passati dieci anni e la situazione non si è modificata, se non fosse che ora ricevo partecipazioni di matrimonio, annunci di gravidanze di amiche, di convivenze, tutto mentre magari guardo il cartone in prima serata della Disney o sono disperata in lacrime davanti a qualche scena apicale di serie tv. In tutto ciò tre anni fa ero convinta che a quest’ora sarei stata già sposata con il mio ex (che però comunque si è sposato, con un’altra) e dopo due anni di lutto ora mi ritrovo ad essere felice e innamorata platonicamente di un ragazzo che andrei a recuperare anche a Timbuktu se me lo chiedesse e che mi trova “brava, buffa, simpatica, mi metti di buon umore e sei speciale”. SIMPATICA.

Diventi grande e la storia è sempre la stessa, vai dallo stare a un passo dall’altare  ad una fase stile adolescenza retroattiva in cui vai ad Ibiza con l’amica d’infanzia che sta messa come te, passi dal lamentarti per il ragazzo che ti cerca insistentemente a tampinarne uno (con una strategia che alla CIA invidierebbero) che ha una carovana di modelle ai suoi piedi uscita direttamente da Miss Italia, cadi dalla padella alla brace e ti convinci che stai facendo la cosa giusta. Perchè? Perchè lo sanno tutti: la carne alla brace è più buona.

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6 risposte a "La posta del cuore – INFRANTO"

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