La ragazza con il tacco da ginnastica

Dopo mesi e mesi in cui mi proponevo di tornare a scrivere, ho preso la palla al balzo e mi sono decisa.

Avrei voluto scrivere un libro in realtà, ma va da sé che tanto sarebbe stato l’ennesimo racconto che avrei iniziato super motivata per poi dimenticarmene un giorno in cui l’estetista avrebbe avuto la meglio sulla mia ora da intellettuale.

Il primo di una lunga serie, o l’ennesimo sproloquio della mia mente pericolosissima.

Perché ragazza con il tacco da ginnastica? Avete presente quelle che anche se non sono più teenager continuano a sembrarlo nonostante non si abbia più nemmeno l’età per godere di tutte quelle fantastiche offerte under 26. Trenitalia Giovani? Addio! ATM Giovani? Addio! Alitalia Giovani? Addio! Ora che sei grande devi pagare tutto, anche se il tuo conto in banca è identico a quello che avevi il giorno dopo aver fatto la cresima.

Eccomi. Continuo a definirmi ragazza perché tanto ci pensano i bambini per strada a chiamarmi Signora (disgusto e fastidio) quando in realtà nemmeno soffio ancora le 28 candeline.

Un tacco da ginnastica perché li vorrei tanto portare, ma va da sé che se mettessi un tacco i miei piedi mi odierebbero per tutti i chilometri che macino ogni giorno per non prendere i mezzi e fare in modo di combattere la ritenzione idrica che si nasconde dietro l’angolo. Non cellulite, RITENZIONE!

Da piccola non vedevo l’ora di essere grande per essere socialmente legittimata a sfoggiare un bel tacco con cui fare la donna in carriera, adesso che ho una carriera sfoggio le mie scarpe da ginnastica e riesumo il mio eastpack multicolor.

La ragazza con il tacco da ginnastica, che il tacco lo sa portare e decide di metterlo solo in rare occasioni, quelle stesse occasioni che le fanno capire perché non li mette mai: perché la tua libertà di movimento si esaurisce nell’arco di poche ore finché la pendenza provoca quella perdita di controllo del piede e tutto crolla, cominci a camminare con le ginocchia piegate, in maniera disarmonica e antifemminile, e arrivi a casa con un dolore nauseante che anche le fautrici di “il tacco è bello” non possono negare. Poi arriva il piacere indescrivibile di togliere quella scarpa merdosa che ti fa sentire, e lo ammetto, almeno 12/15 centimetri al di sopra delle aspettative, che ti slancia la coscia come fossi una modella in miniatura, che trasforma il solito paio di jeans che mettiamo con le Stan Smith in un outfit da figa e ti fa vincere il “Come sei carina stasera” e dentro di te pensi: quindi basta così poco?

Mi capita di desiderare di essere la ragazza con il tacco 12, quando le vedo per strada mi dico che dovrei metterli più spesso, abbandonare lo stile da liceale che mia madre mi rimprovera, mettere questo paio di tacchi e guardare il mondo con 12cm in più, ma poi quel “Come sei carina stasera” diventerebbe ancora più impegnativo da strappare e lo “Scusi signora” dai ragazzini una nuova costante nella mia vita over 26. No grazie.

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